Spezieria Siciliana
6:14 · in rada

Sicilia.

La chiave.

A Palermo, il 13 aprile 1787, Goethe scrisse che l'Italia senza la Sicilia non lascia immagine nell'anima.

“Qui è la chiave di tutto.”

Non parlava soltanto della bellezza. Parlava di una struttura profonda.

Perché la Sicilia non è semplicemente un'isola mediterranea. È un punto di collisione.

L'incrocio

La Sicilia non appartiene interamente né all'Europa né all'Africa né all'Oriente. Li contiene tutti.

Qui tre mondi si sfiorano e si deformano a vicenda: l'Africa sahariana, il Mediterraneo europeo, il Levante.

Anche la geologia racconta questa tensione. La placca africana continua a risalire verso nord e a infilarsi sotto quella europea. L'isola nasce da quell'attrito lento.

A nord emergono i calcari antichi delle Madonie, dei Nebrodi e dei Peloritani. A est e nel cuore del Mediterraneo, il fuoco vulcanico: Etna, Eolie, Pantelleria, Linosa. Al centro, argille e gessi. Sugli Iblei, calcari bianchi e marne marine. Nella Conca d'Oro, terre rosse ricche di ferro e sedimenti alluvionali.

La Sicilia cambia continuamente sotto i piedi. Ogni paesaggio ha una consistenza diversa. Ogni terra restituisce un odore diverso dopo la pioggia. Ogni costa riflette la luce in modo diverso.

La sua geologia è anche una biografia.

Il trentottesimo parallelo

Il 38° parallelo attraversa la Sicilia come una linea invisibile. È la stessa latitudine di Atene, Lisbona, Malibu, Seoul.

Qui la luce assume una qualità particolare. Non addolcisce. Non sfuma. Rivela.

La Sicilia è una terra senza filtri atmosferici. La pietra appare pietra. La polvere appare polvere. Le foglie mostrano ogni nervatura. I volti perdono protezione.

La luce siciliana non interpreta il paesaggio. Lo espone.

I venti

Tre venti principali si contendono l'isola.

Lo Scirocco arriva dal sud-est. Africa. Calore. Polvere del Sahara sospesa nell'aria.

Il Maestrale entra dal nord-ovest. Mare aperto. Aria asciutta, salina, tagliente.

La Tramontana scende dalle montagne. Fredda. Minerale. Quasi continentale.

Ogni vento modifica il corpo dell'isola. Le foglie cambiano consistenza. L'umidità si sposta. Le resine evaporano o si trattengono. Il profumo delle piante cambia.

In Sicilia il paesaggio non è immobile. Respira attraverso il vento.

I climi

Una sola isola contiene più Sicilie climatiche.

A sud, verso Agrigento e Ragusa, il clima è quasi africano: estati lunghe, piogge rare, mandorli, ulivi, terra chiara e secca.

A nord-est, sulle pendici dell'Etna e verso i Nebrodi, il paesaggio diventa montano: nebbie, castagni, faggete, neve in quota, ginestre che crescono sulla lava.

A nord-ovest, fra Palermo e Trapani, il Mediterraneo si fa più mite e umido: agrumeti, gelsomini, brezza marina, inverni temperati.

Tre climi convivono nello spazio di poche ore di strada.

I quattro elementi

In Sicilia i quattro elementi non sono simboli. Sono materia quotidiana.

Terra. Acqua. Fuoco. Aria.

Terre rosse, nere, bianche, gialle. Falde carsiche, saline, sorgenti, saie arabe ancora vive sotto le città. L'Etna che fuma continuamente. Stromboli che esplode nel mare da millenni. Pantelleria che odora di basalto e vento.

E poi la luce. In Sicilia anche la luce sembra un elemento fisico.

Il tempo a strati

La Sicilia non ha attraversato le civiltà. Le ha trattenute.

Sicani. Siculi. Elimi. Fenici. Greci. Cartaginesi. Romani. Bizantini. Arabi. Normanni. Svevi. Aragonesi. Spagnoli. Borboni.

Ogni popolo ha lasciato qualcosa di tangibile: una pietra, una parola, una pianta, una tecnica agricola, una ricetta, un sistema d'acqua, una geometria.

Qui il tempo non scompare. Si deposita. Strato su strato, proprio come fosse una cipolla.

Per questo la Sicilia dà spesso la sensazione di vivere simultaneamente in epoche diverse.

Tomasi di Lampedusa lo intuì perfettamente: “Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi.”

Sciascia la definì una metafora del mondo.

Forse perché in Sicilia convivono continuamente opposti apparentemente incompatibili: decadenza e modernità, immobilità e trasformazione, nostalgia e desiderio di futuro.

Il laboratorio botanico

In questo incrocio di terre, venti, climi e civiltà, la botanica ha trovato una condizione quasi irripetibile. La Sicilia è uno dei grandi laboratori vegetali del Mediterraneo.

Piante autoctone convivono con specie arabe, africane, orientali e tropicali acclimatate nei secoli.

Ulivo. Carrubo. Mandorlo. Fico. Vite. Mirto. Lentisco. Sommacco. Cappero. Finocchio selvatico. Finocchio marino. Manna.

Gli Arabi portarono l'arancio amaro, il limone, il gelsomino sambac, la palma da datteri, la canna da zucchero.

Dalle Americhe arrivarono il fico d'India, il pomodoro, l'agave, il peperoncino.

Negli ultimi decenni il clima ha accolto nuove colture: mango, avocado, papaya. E ora anche il caffè.

E poi le grandi specie ornamentali acclimatate nei giardini siciliani: Jacaranda. Ficus macrophylla. Bauhinia. Dracaena draco. Araucaria. Magnolia grandiflora.

E le palme: Phoenix dactylifera. Phoenix canariensis. Washingtonia. Trachycarpus. Chamaerops humilis — l'unica palma realmente mediterranea.

L'Orto Botanico di Palermo è la sintesi vivente di questa migrazione continua. Una mappa vegetale del Mediterraneo e delle sue rotte.

L'agrodolce

Anche la cucina riflette questa struttura geografica e culturale. La Sicilia è agrodolce. Non come gusto decorativo, ma come sistema mentale.

Aceto e miele. Agrumi e pesce. Uvetta e pinoli. Zucchero ed erbe amare.

Caponata. Sarde a beccafico. Cassata. Arancini. Granite salate di mare.

Persino il sapore qui sembra costruito sull'incontro fra opposti.

Sette territori

Una Sicilia così non si riassume. Si attraversa.

Per questo Spezieria Siciliana non cerca di rappresentare l'isola come un'immagine unica e folkloristica. La legge come un sistema di territori atmosferici.

I.La Conca d'Oro — Palermo. L'agrumeto e la zagara.
II.Le pendici settentrionali dell'Etna — la ginestra.
III.Le valli laviche dell'Etna — il finocchio selvatico.
IV.Le Madonie — il bosco della manna e del frassino.
V.Le Egadi — il finocchio marino delle scogliere.
VI.I giardini arabo-normanni di Palermo — l'iris e l'acqua ombrosa.
VII.Pantelleria — il cappero della terra nera e del vento.

Sette territori. Sette materie botaniche. Sette frequenze atmosferiche.

Spezieria Siciliana non profuma la Sicilia. La trascrive.